Attività sindacale, Rassegna Stampa

Maria, mobbizzata e malata

Un caso esemplare emerso alla tavola rotonda promossa dal Sindacato avvocati

Maria lavorava in un’azienda sanitaria. Quarant’anni, sposata, tre figli, era soddisfatta del suo incarico in amministrazione. Una situazione nella quale aveva possibilità di carriera. Improvvisamente arriva una lettera: lei è trasferita nel reparto Farmacia. Maria all’inizio non capisce. Il nuovo lavoro è più ripetitivo, i colleghi non la prendono in simpatia, e soprattutto non ha alcuna chance di promozione. Poi capisce che lo spostamento si era reso necessario per favorire un’altra persona. In pochi mesi la giornata lavorativa si trasforma in un incubo. I superiori assumono un atteggiamento rigido che di fatto peggiora la condizione psicologica di Maria.

Le tensioni, le frustrazioni, le mortificazioni si moltiplicano, fino a quando l’azienda le spedisce il preavviso di licenziamento, proprio mentre lei è in ferie. La donna ritorna in azienda e qui riceve la lettera di licenziamento vera e propria. A Maria crolla il mondo addosso. Si rivolge a un legale ma la procedura di impugnazione del licenziamento è lenta e farraginosa, complicata da meccanismi burocratici ingarbugliati.

Il risultato è che la donna cade in un profondo malessere psicosomatico, che si ripercuote sulla serenità della famiglia. Il matrimonio è vicino al naufragio, Maria deve ricorrere all’aiuto di uno psichiatra per curare la depressione. E non appare vicina alla via d’uscita. Della storia di Maria si è parlato alla tavola rotonda intitolata «Mobbing: rilevanza sociale e forme di tutela nel pubblico, nel privato e nella scuola dell’autonomia», organizzata da Sindacato avvocati, Irfos, Aop, Fiscab e Fondazione «Pomarici Santomasi» nell’aula magna della Corte di appello. Durante l’affollato incontro, l’avvocato Giuseppe Santo Barile, consulente mobbing on line, ha sottolineato che «la legislazione sul mobbing è carente» e che «i meccanismi di tutela intervengono, spesso, quando gli effetti del mobbing sono diventati pressoché irreversibili». Da più parti è stata auspicata una maggiore copertura legislativa del fenomeno, sempre più diffuso in tutte le sue forme (dal bossing, al mobbing-abuso del dipendente, al mobbing «emarginativo»).

La senatrice Marida Dentamaro ha ricordato le proposte di legge tuttora all’attenzione del Parlamento. Sono intervenuti fra gli altri: il segretario del Sindacato avvocati, Dario Ambrosio; il dirigente del Miur Puglia, Giovanni Lacoppola; il consigliere della sezione Lavoro della Corte di appello, Pietro Curzio. Ha fatto gli onori di casa il primo presidente della Corte di appello, Giacinto De Marco.

Fonte: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO – 9 giugno 2003

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Informazioni su Antonio Conte

Docente Miur - Laboratori Tecnologici e Tecniche della Comunicazione Multimediale

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